ORIGINI DEL NOME
Grazie a diverse tracce lasciate dai nostri predecessori siamo riusciti a documentare con buona approssimazione le origini del nome di famiglia.
La ricostruzione deriva da una analisi incrociata, di fonti di tipologia diversa, (memorie, manoscritti, testimonianze) in parte
suffragate da documenti storici autentici.
Nel corso degli anni abbiamo rintracciato e preso in considerazione parecchie fonti comprese quelle contemplate dall'Araldica.
Anche se l'araldica con tutti i suoi crismi non può essere considerata una scienza affidabile ed esatta.
Ecco in breve quanto abbiamo raccolto.

Un blasone del XIV secolo, attribuito ai De Luè nel Delfinato (regione francese al confine con il Piemonte) conservato presso l'Armoriale della Biblioteca Civica alla Cittadella di Torino (rif. 1666) servì quale riferimento per la creazione di uno stemma. Quest'ultimo fu realizzato dallo Studio Araldico Genealogico Guelfi Camajani di Firenze, si presume su richiesta di un certo Carlo Luè (1893-1951) commerciante a Milano.
Tra le informazioni ricevute dal titolare dello Studio il Conte Guelfo Guelfi Camajani (1928 - 1982) e dalla sua collaboratrice Signora H. Prucher, figura che il blasone apparteneva a un Cavaliere francese dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. Lo stemma e la rispettiva blasonatura sono conservati nell'Archivio Bonacina-Vallardi
(rif.lib. P28S No 7497).
(informazioni raccolte a Firenze nel 1982).

I Lueris sono segnalati nel Vercellese già nel XIV secolo quando il 14 maggio 1349 il Vescovo Fieschi infeuda Pietro Luero e Guglielmo de Lueris di Asigliano (rif. Libro delle investiture del Vescovo Fieschi di Vercelli 1349-1350 a cura di Domenico Arnoldi.

Da un manoscritto di epoca recente riguardante un altro infeudamento avvenuto a Lomello (Pavia) il 12 marzo 1368), si evince che Goffredus Lueris il cavaliere di origine francese, faceva parte dell'esercito al seguito dei Visconti di Milano. La sua diramazione si estinse in epoca non precisata con l'ultimo discendente morto proditoriamente (fonte: Liberato Luè - Milano (1915-1961).
La blasonatura ivi descritta ci ha permesso di realizzare lo stemma che è in uso presso il ramo di Vigevano.

All' epoca i Luè (o Lueris in latino) di Lomello, di Asigliano, di Vigevano li troviamo diffusi numerosi soprattutto nella regione lombardo-piemontese.
Nella Matricola Maltestiana del 1406-1409 è segnalata una famiglia Luere che figurava tra le famiglie Nobili rurali della Bresciana. In uno stemmario del Bergamasco dello stesso figura un blasone dei Lueri.

Ancora ad Asigliano, nel 1463, Pietro Lueris, figlio di Ubezio, viene iscritto come notaio nel Libro Matricolae (pag. C.24). Il libro è conservato presso l'Archivio Storico Comunale di Vercelli.


Negli anni 1567/1569 un certo Alberto "De Lueris", Parroco a Polaveno (BS), officiava nella chiesa di San Nicola. Scoperto essere anche un imbroglione fu sospeso a divinis. La storia è stata pubblicata in un libro del Prof. Carlo Sabatti di Gardone Valtrompia (BS) che da noi interpellato ha tenuto a precisare che "De Lueris" probabilmente era un nome falso.

In Francia il nome lo ritroviamo molto prima del 1600, ripartito in tutte le regioni, con discendenze nelle varianti: Lueris, Lueio, Lue, Lué, Luè, Le Luè, De Luè, Luere, Lueri, Luères, con diramazioni più estese di quelle italiane.

L'origine francese la ritroviamo pure scritta in calce allo stemma appartenente al nonno dell'autore di nome Carlo Luè (1865 San Colombano - 1915 Bellinzona TI) che lo ha portato con se nel 1887 nel suo trasferimento a Berna (Svizzera) in qualità di emigrante.

Da segnalare infine, lo stemma più antico è conservato dai discendenti di Cristina Luè del ceppo di San Colombano al Lambro, nata a Lodi nel 1859 e morta a Rio de Janeiro nel 1914. Lo stemma è attribuito al capostipite "banino" (nome dato ai cittadini di San Colombano al Lambro)


Per concludere, ognuno può avere le proprie convinzioni in merito. Anche se la storia è tutta da riscoprire. Dai ritrovamenti, allo stato attuale, l'origine franco-piemontese del nome risulta essere la più attendibile.

Scritto nell'ottobre dell'anno 2011,
da Carlo Luigi Luè (1937 - )